Avrei dovuto venire da solo, perché la dimensione spirituale è intima. Avrei dovuto mettere in cuffia Montesole e starmene un’ora a guardare il tramonto sul Taj Mahal senza una guida a dettare il ritmo, senza sapere nulla di più perché certe cose vanno provate e non sapute.
Così un po’ deluso, da un bar in strada guardo le vacche e le scimmie e i cani gironzolare smunti tra motorini e rickshaw e penso che la libertà rende randagi.
Ho visto molti templi in questi giorni. Per accedere ai templi indiani devi fare ovunque lunghe file, depositare le scarpe ed entrare in silenzio. Sono spesso luoghi laici volti alla meditazione, o mussulmani volti alla rottura di coglioni di gente che prova a venderti il foulard o la statuina.
Entrato in questi templi ho chiuso gli occhi cercando qualcosa che potesse somigliare a un brivido, ma niente. C’era solo questa incessante, onnipresente, fortissima puzza di piedi, piccoli colpi di tosse qua e là, e la sensazione che la spiritualità sia un prodotto d’esportazione destinato all’Europa.
Dal piedistallo su cui mi ha messo la storia, guardo questa povera gente. Crederebbe a qualsiasi cosa. Hanno occhi dolci, o affamati.
Il Taj Mahal è la tomba di una regina e del suo re, piuttosto grande per due persone. La guida aveva detto che per un palazzo piccolo serve una porta piccola, per uno grande una porta grande.
Anche la guida crederebbe a qualsiasi cosa, tipo ai propri pensieri semplici.
Io credo che le porte vadano fatte sulla taglia di chi ci deve passare, non sulla taglia dell’edificio. Sento in questa metafora del cazzo un germoglio d’idea ma non riesco a capirla.
Così la mattina successiva mi sveglio presto e torno al Taj Mahal, stavolta da solo, stavolta con Montesole nelle cuffie e resto immobile a godermi l’alba. Percepisco l’infinito, e dura tantissimo.
Almeno finché una influencer mi chiede di spostarmi perché deve fare un video per mostrare quant’è meditativa, e la mia presenza le rovina il palcoscenico.
Ci sarà chi le crede.
Le porte che ho incontrato nel mio cammino erano tutte piccole per me, per questo non ho ancora un templio in cui mettere casa.
Resto per strada, randagio, a guardare i passanti.